artefatto

Lo scudo di Achille e l’artigiano digitale

Efesto che fabbrica lo scudo di Achille.
E’ questa l’immagine più potente e suggestiva che mi affiora alla mente quando penso all’artigiano.
Efesto che, con l’aiuto degli automi che lui stesso ha creato, si mette al lavoro nella sua fucina.
Teti, dea del mare e sua madre adottiva dopo che Era l’ha gettato, appena nato, giù dall’Olimpo, gli chiede di forgiare delle nuove armi per suo figlio Achille.
Lo trova nella sua fucina (e dove altro possiamo trovare un artigiano a qualsiasi ora lo andiamo a cercare?) tutto sudato tra i mantici che soffiano e intento a terminare niente meno che dei tripodi automatici a rotelle. Efesto è affezzionato alla dea e risponde così:

Ti riconforta, o Teti, e questa cura
Non ti gravi il pensier. Così potessi
Alla morte il celar quando la Parca
Sul capo gli starà, com’io di belle
Armi fornito manderollo, e tali
Che al vederle ogni sguardo ne stupisca”.

E si mette subito al lavoro. Non vuole solo creare delle armi invincibili ma vuole che siano stupende.
Se avete abbastanza curiosità e pazienza potete anche leggere l‘intera vicenda qui:
https://it.wikisource.org/wiki/Iliade/Libro_XVIII

C’è un invisibile e misterioso legame tra efficienza tecnica e bellezza. Attraverso un divino lavoro di cesellatura, intaglio, laminatura, levigatura, Efesto crea lo scudo che è inscindibilmente un artefatto della massima perfezione tecnica e una sublime opera d’arte.
Quanto mi piacerebbe ammirarlo e a volte immagino che prima o poi, da qualche parte nel mondo, ci sarà un “maker” che riuscirà oggi a realizzarlo.
Di fronte a un opera così è naturale chiedersi dove finisce la sapiente maestria artigiana e dove inizia il genio dell’artista.

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