Lettera aperta alle PMI in difficoltà

Gianluca Mazza Gestione Digitale 6 giugno 2018 Leave a reply

Cara PMI,

è da molto tempo che desideravo scriverti ma non ho mai trovavo le parole giuste. Quando qualcuno attraversa una fase difficile della propria vita (a volte decisiva), non si sa come comportarsi e come comunicare correttamente ciò che si prova e pensa. Si rischia di eccedere nella passione e quindi cadere nella commiserazione, oppure di mostrare formale partecipazione, che è a dire fredda indifferenza.

Sono convinto che spesso, di fronte alla sofferenza, sia il silenzio la scelta migliore. È vero, ma se unito alla vicinanza fisica. Io invece sono lontano e desidero mettermi in contatto con te, entrare in relazione.

Ci provo ora, vincendo dubbi e ritrosie, attraverso questa lettera.

Ho letto che sei in difficoltà. Il mondo sta cambiando velocemente, così velocemente che non riesci nemmeno a seguire lo scorrere degli eventi e dei fatti.

Quando pensi di avere compreso una nuova idea o tendenza, e ti ci stai adattando con impegno e fatica, proprio perché nuova e sconosciuta, ecco che sembra già vecchia e sorpassata. Questo continuo rincorrere affannoso genera ansia e smarrimento e poi frustrazione e sconforto. Gli altri vanno avanti (almeno questa è la percezione) e tu non reggi il passo. Non capisci. Non capisci e pensi che non ce la farai mai.

Anche il linguaggio è cambiato, e una nuova lingua si fa avanti. Parole che evocano il mito dell’America del progresso e della frontiera e quindi attraggono e invitano ad essere pronunciate e ripetute ma che durano il tempo del suono che si emette pronunciandole: cloud, Internet fo Things, Industry 4.0, blockchain, digital transformation

Per tanti anni con le mani ed il cuore sempre sul pezzo, e magari prima di te tuo padre e forse anche tuo nonno. Ed ora tutto spazzato via da un vento forte che arriva da chissà dove, in una nebbia di polvere e luce nasconde figure vaghe di uomini mai visti.

Lo dice bene Alessandro Baricco nel suo libro “I barbari”.

“Erano dei mutanti, che sostituivano un paesaggio a un altro e lì fondavano il loro habitat. Forse è un momento di quelli. E quelli che chiamiamo barbari sono una specie nuova, che ha le branchie dietro alle orecchie e ha deciso di vivere sott’acqua. Ovvio che da fuori, noi, coi nostri polmoncini, ne caviamo l’impressione di un’apocalisse imminente. Dove quelli respirano, noi moriamo.”

Qui si muore e quelli, i barbari, respirano, questo il pensiero che ti martella il cervello. Ma proprio qui sta il punto.

Sempre pescando dal libro di Baricco ti chiedo: e se questo non fosse uno scontro tra una civiltà che c’è (regole, tradizioni, modi di pensare e vivere, valori, eccetera) e una barbarie che arriva?

Se fosse invece un gigantesco cambiamento, una mutazione globale, il passaggio tra un mondo noto e un nuovo mondo che non consociamo?

Allora il punto non è resistere o morire, non è rimanere rigidi, impettiti a difendere il muro dall’assalto dell’orda che arriva, sperando di rimanere in piedi dopo l’impatto al suo passaggio. No.

È piuttosto salpare, prendere il largo e affrontare l’onda e le correnti che portano verso una terra ignota. Non resistere al cambiamento ma accettare che siamo dentro il cambiamento, saperci stare, accettare la sfida.

Il nuovo non lo conosciamo, c’è poco da fare, ma possiamo accoglierlo e viverlo. Con due accorgimenti:

  1. Mantenersi connessi al proprio passato e alla propria storia.
  2. Non affrontare il viaggio da soli.

E qui c’è il senso di questa lettera.

Forse c’è qualcuno che parla le nuove lingue e ti può aiutare a entrare in contatto con i nuovi mutanti e la loro civiltà. Qualcuno che ti stia a fianco quando ti assale lo smarrimento di fronte a spazi immensi, che si prolungano da ogni parte sempre uguali a perdita d’occhio.

Forse qualcuno c’è.

Cara PMI, questo volevo dirti: il momento è difficile e le parole vanno misurate perché valgano qualcosa.

Quindi mi fermo qui, ma sappi che non sei sola. Io ci sono.

Basta un segnale, un messaggio.

Ed io sarò lì.

Con affetto

Attividigitali

P.S. Grazie ad Alessandro Baricco, scrittore barbaro, esploratore e narratore del nuovo

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