Il capitale umano di una filiera

capitale umano filiera
Gianluca Mazza Gestione Digitale 7 maggio 2018 Leave a reply

La grandezza di un mestiere sta forse, prima di tutto, proprio nella capacità di rinsaldare i legami tra gli uomini: l’unico vero lusso sono le relazioni umane.

Così scriveva l’autore de Il Piccolo Principe, Antoine de Saint-Exupéry, nel suo bellissimo libro “Terra degli uomini”.

Le relazioni umane sono un lusso e veicolano una grande ricchezza, che chiamiamo “capitale umano”.

L’OCSE lo ha definito così:

le conoscenze, le abilità, le competenze e gli altri attributi degli individui che facilitano la creazione di benessere personale, sociale ed economico.

Questo è un patrimonio che ogni azienda può conoscere, custodire, accrescere.

Proviamo ora a sostituire due parole nella definizione OCSE:

le conoscenze, le abilità, le competenze e gli altri attributi delle imprese che facilitano la creazione di benessere aziendale, sociale ed economico.

Ed ecco una visione che si estende oltre l’ambito aziendale e abbraccia una visione più ampia.

Una visione che corrisponde alla realtà di molte aziende, in stretta relazione con altre aziende (fornitori, partner, clienti) in reti sempre più integrate e perciò determinanti per il proprio sviluppo e crescita.

Ma in fondo quando parliamo di “relazioni tra aziende”, facciamo riferimento all’insieme delle relazioni tra le singole persone di queste aziende. Possiamo dire che è il loro capitale umano che entra in relazione (cioè l’insieme delle conoscenze, competenze, esperienze, delle persone che entrano in relazione) e crea un “capitale umano di filiera” che dipende dai capitali umani delle aziende della filiera ma anche, e questo è importante, da come sono messi in relazione tra loro.

Anche questo è un patrimonio che si può conoscere, custodire, accrescere.

La cosa interessante è che accrescere il capitale umano di filiera significa accrescere anche quello delle singole aziende. In altre parole, investire nella filiera significa investire nella propria azienda.

Che insieme di conoscenze, competenze, esperienze, possiede l’azienda partner (cliente o fornitore che sia della filiera)?

Come il capitale umano del partner può creare un vantaggio competitivo per la mia azienda?

Quali interazioni tra due capitali umani può accrescere entrambi?

Un cliente può possedere, per esempio, specifiche conoscenze e competenze in tema di qualità o di marketing per formare personale della produzione dei fornitori su caratteristiche del prodotto.

Oppure un produttore o un trasformatore può informare il marketing del cliente sulla specificità dei suoi processi produttivi in modo che possa creare maggior valore.

Il progetto di un’azienda, per esempio in tema di sostenibilità energetica o di riduzione e recupero degli scarti di produzione, può diventare best practice per l’intera filiera.

Un’azienda della filiera è entrata in nuovi mercati e ha sviluppato specifiche conoscenze commerciali che possono andare a vantaggio dell’intera filiera.

Per conoscere, mappare, gestire e strategicamente sviluppare tutto questo patrimonio intangibile serve un progetto di mappatura, gestione, condivisione e potenziamento di conoscenze e competenze (o addirittura delle persone) che permetta ad ogni azienda parte della filiera di accedere, conoscere, contribuire, condividere, scambiare, valutare, collaborare con l’intera filiera.

In definitiva accresco il mio capitale umano quanto più lo condivido e la filiera può costituire l’ambito adatto perché ciò accada.

È quindi alla qualità delle relazioni aziendali che dobbiamo guardare se vogliamo accrescere il capitale umano di filiera.

Un patrimonio di umanità che va ben oltre l’utilità strumentale per le singole aziende ma diventa generatore di ben-essere per l’individuo, la società, l’ambiente.

Riprendo una riflessione di Adriano Olivetti:

Può l’industria darsi dei fini? Si trovano questi semplicemente nell’indice dei profitti?
Non vi è al di là del ritmo apparente qualcosa di più affascinante, una destinazione, una vocazione anche nella vita di una fabbrica?

E ancora:

La fabbrica di Ivrea pur agendo in un mezzo economico e accettandone le regole ha rivolto i suoi fini e le sue maggiori preoccupazioni all’elevazione materiale, culturale, sociale del luogo ove fu chiamata ad operare, avviando quella regione verso un tipo di comunità nuova ove non sia più differenza sostanziale di fini tra i protagonisti delle sue umane vicende, della storia che si fa giorno per giorno per garantire ai figli di quella terra un avvenire, una vita più degna di essere vissuta.
(Discorso di Adriano Olivetti per l’inaugurazione dello stabilimento di Pozzuoli, 23 aprile 1955)

 Che sia la filiera il modo nuovo di mantenere vivo questo sogno?


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