Attivi Digitali

Attivi Digitali
Gianluca Mazza Comunicazione Digitale 14 Apr 2015 Leave a reply

Una cultura digitale contro la crisi.

Il calcolatore, tutti nessuno escluso, sa fare una sola cosa: i calcoli.
E’ in grado di farne moltissimi, anche contemporaneamente, e riesce a farli alla velocità delle luce.
Ma sa fare solo quello.
Molto bene. Eccezionalmente bene.
Ma sa fare solo quello.

Se volete PC é un po’ come Forrest Gump ricordate? Sa fare una cosa sola bene: correre.
Ma grazie a questa sua speciale abilità ha fatto cose eccezionali e straordinarie e in diversi campi di attività: istruzione, sport, business, politica, sociale, finanza
Tra le tante Forrest ha anche investito i guadagni della Bubba Gump Shrimp company in una nuova “startup” che aveva come simbolo una mela …
Eh sì, PC e FG sono molto più simili di quanto si pensi.

Forrest-Gump-ORG

Bisogna dire che in questi ultimi 40 anni abbiamo saputo sfruttare bene questa “qualità” di PC, riuscendo a fargli fare cose incredibili.
L’altra faccia della medaglia ( perché c’è sempre un’altra faccia) è che ora PC (in tutte le sue diverse forme come Desktop notebook, tablet smartphone eccetera eccetera) è dappertutto intorno a noi e sempre più integrato a noi, anche grazie ad un’altra rivoluzionaria invenzione: la rete.

Giusto per darci dei riferimenti 1981 nasce PC e 1991 nasce “TriplaW” (WWW, cioè World Wide Web la Grande Rete Mondiale) e si forma la coppia PC e TriplaW.

Non so se conoscete i bellissimi fumetti di Walter Kostner che hanno come protagonisti Gibì e doppiaW

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Ecco qui invece abbiamo una nuova coppia: PC e TriplaW

Dicevamo che PC e TriplaW ora pervadono le nostra giornate, facilitano le nostre attività, amplificano le nostre facoltà e percezioni, moltiplicano ed estendono le nostre interrrelazioni.
Tutto ciò non lo fanno da soli, chiaramente, ma con il non trascurabile contributo di milioni di menti umane, che sfornano idee e realizzano progetti, bisogna dire non sempre funzionali al benessere dei più ma a volte solo al portafoglio di pochi, ma questa è la storia del mondo bellezza.

Ed ora arriviamo a noi.

Lo Sconvolgimento Digitale.

Non servono altre parole per convincervi della vastità e profondità di questo cambiamento.
Gli americani la chiamano Digital Disruption (Sconvolgimento Digitale).
Una sorta di disordine violento e caotico che sta sconquassato la nostra società e creando una grande “spaccatura” nel terreno della nostra società.
La società digitale da un lato e “gli altri” dall’altro.

Ci sono infatti tante tantissime persone che rischiano di essere escluse, di rimanere fuori, ai margini, della nuova società digitale che sta nascendo.
Una nuova categoria di “poveri”.
I poveri di informazione, i senza “accesso”.

Di questa situazione ci stanno tenendo informati quotidianamente con tabelle, grafici, notizie che ci dicono quanto siamo “Digital”, “Smart” e “Social”, in una ricorsa continua a termini anglosassoni, che ci ricordano che siamo stati liberati dagli alleati che regalavano cioccolata, chewingum e calze di nylon.
E i dati che circolano non sono certo incoraggianti, anzi descrivono il nostro paese come pericolosamente indietro, esasperatamente lento, preoccupantemente a rischio.

Il DESI (Digital Economy and Society Index), l’indice dell’economia e della società digitale definito dalla Commissione Europea pone l’Italia agli ultimi posti in Europa per digitalizzazione, 25° su 28 paesi, davanti solo a Grecia, Bulgaria e Romania.

Basta girare un po’ in internet per trovare dati, da fonti italiane europee ed internazionali, che illustrano e spiegano la nostra situazione, per cui non mi dilungo oltre.
(Per esempio guardate qui:
http://www.agendadigitale.eu/egov/1368_come-uscire-dagli-ultimi-posti-nella-classifica-digitale-europea.htm)

Ma anche considerando la parte “Smart” della nostre aziende, mi sorgono spontanee alcune domande:

  • Ci dicono che oggi due Piccole Medie Aziende su tre hanno il sito internet, ma cosa ne fanno? Non è che per molti equivale alla presenza sulle vecchie Pagine Gialle?
  • Quasi 4 aziende su 10 hanno un gestionale aziendale (quello che si chiama ERP) ma quanto e come lo utilizzano? Integra tutta l’azienda o si limita solo all’amministrazione e magari a un po’ di produzione?
  • Quanti imprenditori hanno un sistema di analisi dei dati affidabile, aggiornato e utilizzabile? E quelli che ce l’hanno, cosa ne fanno dei dati che hanno a disposizione, come li utilizzano?
  • Quante aziende hanno software aggiornati ma persone con competenze insufficienti a sfruttarne le possibilità?
  • Internet è piena di informazioni e dati. Quante aziende sono in grado di cercarli, valutarli e utilizzarli?
  • Basta creare la versione in inglese del proprio sito per vendere all’estero?
  • Quante aziende che investono nell’e-commerce hanno integrato anche logistica e postvendita?

Faccio queste domande, perché sono convinto che il problema della digitalizzazione delle aziende italiane (sopratutto le PMI) sia un problema di mentalità e cultura.
L’accesso e la banda è ancora un problema, ma c’è già il cartello “Stiamo lavorando per voi”. Di tecnologia e soluzioni c’è n’è a vagonate. Il punto è avere una visione di come “digitalizzare” la propria azienda e attività.

Serve una mentalità e una cultura digitale.

Mentalità digitale, cioè “pensare digitalmente” in ogni cosa che si fa: incontri con i clienti, offerte e ordini, previsioni e budget, produzione industriale, logistica di magazzino, trasporti, gestione del personale, riunioni aziendali, e così via.
Questo non solo per diminuire i costi e risparmiare tempo; non solo per fare meglio le cose che si fanno; non solo per centralizzare e condividere dati e informazioni.
Ma per fare in modo nuovo e diverso ciò che si è fatto fin’ora.
Cambiare il modo in cui si fa azienda, per continuare a valorizzare il patrimonio di conoscenze, competenze, persone che hanno fatto la storia di un’impresa e che rimangono il centro intorno a cui progettare lo sviluppo futuro.

Cultura digitale che significa conoscere e capire.

Essere curiosi e volere scoprire come le nuove tecnologie possono aprire nuovi orizzonti e creare nuove opportunità.
Conoscere logiche e principi di funzionamento per sfruttare le potenzialità della rete.
Saper elaborare, gestire, interpretare, collegare dati e informazioni per prendere decisioni più consapevoli.
Essere aggiornati su stili, tendenze, cambiamenti in atto nella rete sia a livello business to consumer che business to business.

PC e TriplaW sono due ragazzi terribili, (Huck Finn e Tom Sawyer) ma, se presi per il verso giusto, sono generosi e sempre pronti a darci una mano.

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