Author Archives: Gianluca Mazza

Lettera aperta alle PMI in difficoltà

Gianluca Mazza Gestione Digitale 6 giugno 2018 Leave a reply

Cara PMI,

è da molto tempo che desideravo scriverti ma non ho mai trovavo le parole giuste. Quando qualcuno attraversa una fase difficile della propria vita (a volte decisiva), non si sa come comportarsi e come comunicare correttamente ciò che si prova e pensa. Si rischia di eccedere nella passione e quindi cadere nella commiserazione, oppure di mostrare formale partecipazione, che è a dire fredda indifferenza.

Sono convinto che spesso, di fronte alla sofferenza, sia il silenzio la scelta migliore. È vero, ma se unito alla vicinanza fisica. Io invece sono lontano e desidero mettermi in contatto con te, entrare in relazione.

Ci provo ora, vincendo dubbi e ritrosie, attraverso questa lettera.

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Il capitale umano di una filiera

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Gianluca Mazza Gestione Digitale 7 maggio 2018 Leave a reply

La grandezza di un mestiere sta forse, prima di tutto, proprio nella capacità di rinsaldare i legami tra gli uomini: l’unico vero lusso sono le relazioni umane.

Così scriveva l’autore de Il Piccolo Principe, Antoine de Saint-Exupéry, nel suo bellissimo libro “Terra degli uomini”.

Le relazioni umane sono un lusso e veicolano una grande ricchezza, che chiamiamo “capitale umano”.

L’OCSE lo ha definito così:

le conoscenze, le abilità, le competenze e gli altri attributi degli individui che facilitano la creazione di benessere personale, sociale ed economico.

Questo è un patrimonio che ogni azienda può conoscere, custodire, accrescere.

Proviamo ora a sostituire due parole nella definizione OCSE:

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La sostenibilità è solo di filiera

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Gianluca Mazza Gestione Digitale 5 aprile 2018 Leave a reply

Produrre e distribuire in modo sostenibile: questa è la nuova frontiera.
Già ma cosa vuol dire “sostenibile?”

Non c’è unanime accordo su cosa si intende per sostenibilità. Qui potete per esempio trovare varie definizioni  ma diciamo che essere aziende sostenibili significa ripensare il proprio modo di fare business facendosi carico di una serie di istanze come:

  • L’utilizzo responsabile delle risorse naturali e il consumo energetico
  • I cambiamenti climatici e il riscaldamento globale
  • La biodiversità e la cura della natura
  • Il modello di consumo e la produzione e gestione dei rifiuti
  • I diritti umani e il benessere sociale
  • Le diseguaglianze economiche e la lotta alla povertà
  • Lo sviluppo sostenibile e le generazioni future

In una parola, allargare lo scopo dell’impresa dal perseguimento del solo profitto al beneficio della propria attività per l’ambiente (naturale e sociale) locale e globale.

Impresa sostenibile: verso una definizione

Il concetto di impresa sostenibile ingloba e supera anche quello di Impresa Socialmente Responsabile perché abbraccia una visione più ampia ed estesa, nello spazio e nel tempo, rispetto a quella dei cosiddetti portatori di interessi (stakeholders).

Cito un osservatore indipendente, Papa Francesco, che nella sua enciclica Laudato si’, dice:

È realistico aspettarsi che chi è ossessionato dalla massimizzazione dei profitti si fermi a pensare agli effetti ambientali che lascerà alle prossime generazioni?

[…]

 All’interno dello schema della rendita non c’è posto per pensare ai ritmi della natura, ai suoi tempi di degradazione e di rigenerazione, e alla complessità degli ecosistemi che possono essere gravemente alterati dall’intervento umano.

                 […]

Inoltre, quando si parla di biodiversità, al massimo la si pensa come una riserva di risorse economiche che potrebbe essere sfruttata, ma non si considerano seriamente il valore reale delle cose, il loro significato per le persone e le culture, gli interessi e le necessità dei poveri.

Effetti ambientali, prossime generazioni, ritmi della natura, ecositemi, biodiversità, valore reale delle cose, persone e culture, necessità dei poveri: il concetto di sostenibilità d’impresa è davvero ampio e profondo.

Negli ultimi anni sono nati tanti diversi schemi privati di certificazione per definire, misurare e quindi certificare la sostenibilità di un’azienda perché chiaramente serve qualcuno di terzo ed indipendente che controlli che ciò che questa dichiara sia vero.

E visto che, come abbiamo detto, la sostenibilità riguarda tanti aspetti, le confezioni dei prodotti si riempiono sempre più di multicolori e multiformi loghi che trasformano i prodotti in giubbe da boyscout. Non se qualcuno li ha mai contati tutti ma a livello globale ce ne sono a dozzine.

Per gli amanti dell’Araldica ecco un sito interessante in cui navigare tra centinaia di loghi eco-sostenibili, quello della Ecolabel Index.

Ma 10 loghi non danno per forza più garanzia di 1 (anche se sono ovviamente molto più costosi). Il limite di questi approcci, spesso, è che prendono in considerazioni singole aziende e non l’intera filiera. Mi spiego meglio.

Non è possibile analizzare e valutare correttamente e complessivamente se l’azienda è sostenibile (anche solo su uno specifico aspetto come l’emissione di gas serra) senza considerare l’intera filiera di cui fa parte (che sia produttore, intermediario o capofiliera).

Per di più abbiamo a che fare sempre più con filiere internazionali e quindi l’attività di ogni azienda che fa parte di una specifica filiera influisce, ovunque essa sia localizzata, sulla sostenibilità globale dell’intero processo e quindi anche delle altre aziende che ne fanno parte. Detto in altri termini, anche nelle filiere c’è l’effetto farfalla.

Un battito d’ali in un’azienda del Bangladesh o del Congo può causare un uragano in una catena distributiva in Europa o in un famoso Brand negli Stati Uniti.

Inoltre, la filiera è un organismo vivo e in continuo cambiamento. Genera continuamente, produzioni, trasformazioni, transazioni, consuma materie prime ed energia, produce scarti e rifiuti. Continuamente.

La certificazione di filiera

Le certificazioni si basano su audit periodici.

Domanda: bastano 1 o 2 controlli annuali per valutare la sostenibilità di un’azienda?

Non sono sufficienti. Un’azienda deve conoscere la situazione in tempo reale per poter intervenire, in modo tempestivo e mirato, su elementi di criticità nella propria filiera prima che queste notizie arrivino alla conoscenza dei propri clienti o il mercato.

Per questo motivo clienti e consumatori non riescono a trovare più differenza tra la sostenibilità di un’azienda e la sostenibilità della sua filiera. Li considerano una cosa sola.

E qui il digitale viene in soccorso: per fare questo è necessario raccogliere, analizzare, valutare un flusso continuo di dati e informazioni provenienti dalla propria filiera; dati quantitativi e qualitativi, provenienti da tante fonti diverse come sistemi informativi aziendali, da basi dati pubbliche, da sensori e macchinari, da transazioni economiche e finanziarie, dai social, da partner esterni come organismi di certificazione e laboratori di analisi, istituti di ricerca, o.n.g. e organizzazioni no profit.

Gestirli e analizzarli per avere una visione il più completa e chiara possibile sulla sostenibilità della propria impresa-filiera, per prendere decisioni e migliorarla e per comunicarlo all’esterno, creando valore.

In un periodo in cui tutti temono che la trasformazione digitale faccia perdere posti di lavoro, credo che saranno proprio le filiere digitalizzate quelle che, essendosi adattate ai nuovi cambiamenti, sopravvivranno e si svilupperanno.

 

Tracciabilità di filiera: guardiamola con occhi diversi

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Gianluca Mazza Gestione Digitale 5 marzo 2018 Leave a reply

Sono salito sulla cattedra per ricordare a me stesso che dobbiamo sempre guardare le cose da angolazioni diverse. E il mondo appare diverso da quassù!

Non vi ho convinti? Venite a vedere voi stessi. Coraggio!

È proprio quando credete di sapere qualcosa che dovete guardarla da un’altra prospettiva!

(Professor Keating – L’Attimo Fuggente)

Sono ormai due anni che sto gestendo per Federbio la piattaforma cloud FIP (Federbio Integrity Platform) per la tracciabilità della filiera italiana dei cereali da agricoltura biologica.

La piattaforma registra e controlla il percorso delle materie prime dal produttore agricolo fino al primo trasformatore, tipicamente un molino oppure un mangimificio.

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CODICI SEGRETI E PRODOTTI PARLANTI

filiera narrativa

Tracciabilità esigenza sentita e sempre più diffusa

Chi è? Qual è la sua identità? Da dove viene? Che strada ha percorso fino a qui?

Che sia una transazione finanziaria, un immigrato, un terrorista, un cibo, sempre più ci poniamo queste domande e sempre più cresce l’esigenza di tracciare e monitorare per poter poi ripercorrere all’indietro, ricostruire e quindi conoscere, sapere, capire.

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