Attivi Digitali

La sostenibilità è solo di filiera

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Gianluca Mazza Gestione Digitale 5 aprile 2018 Leave a reply

Produrre e distribuire in modo sostenibile: questa è la nuova frontiera.
Già ma cosa vuol dire “sostenibile?”

Non c’è unanime accordo su cosa si intende per sostenibilità. Qui potete per esempio trovare varie definizioni  ma diciamo che essere aziende sostenibili significa ripensare il proprio modo di fare business facendosi carico di una serie di istanze come:

  • L’utilizzo responsabile delle risorse naturali e il consumo energetico
  • I cambiamenti climatici e il riscaldamento globale
  • La biodiversità e la cura della natura
  • Il modello di consumo e la produzione e gestione dei rifiuti
  • I diritti umani e il benessere sociale
  • Le diseguaglianze economiche e la lotta alla povertà
  • Lo sviluppo sostenibile e le generazioni future

In una parola, allargare lo scopo dell’impresa dal perseguimento del solo profitto al beneficio della propria attività per l’ambiente (naturale e sociale) locale e globale.

Impresa sostenibile: verso una definizione

Il concetto di impresa sostenibile ingloba e supera anche quello di Impresa Socialmente Responsabile perché abbraccia una visione più ampia ed estesa, nello spazio e nel tempo, rispetto a quella dei cosiddetti portatori di interessi (stakeholders).

Cito un osservatore indipendente, Papa Francesco, che nella sua enciclica Laudato si’, dice:

È realistico aspettarsi che chi è ossessionato dalla massimizzazione dei profitti si fermi a pensare agli effetti ambientali che lascerà alle prossime generazioni?

[…]

 All’interno dello schema della rendita non c’è posto per pensare ai ritmi della natura, ai suoi tempi di degradazione e di rigenerazione, e alla complessità degli ecosistemi che possono essere gravemente alterati dall’intervento umano.

                 […]

Inoltre, quando si parla di biodiversità, al massimo la si pensa come una riserva di risorse economiche che potrebbe essere sfruttata, ma non si considerano seriamente il valore reale delle cose, il loro significato per le persone e le culture, gli interessi e le necessità dei poveri.

Effetti ambientali, prossime generazioni, ritmi della natura, ecositemi, biodiversità, valore reale delle cose, persone e culture, necessità dei poveri: il concetto di sostenibilità d’impresa è davvero ampio e profondo.

Negli ultimi anni sono nati tanti diversi schemi privati di certificazione per definire, misurare e quindi certificare la sostenibilità di un’azienda perché chiaramente serve qualcuno di terzo ed indipendente che controlli che ciò che questa dichiara sia vero.

E visto che, come abbiamo detto, la sostenibilità riguarda tanti aspetti, le confezioni dei prodotti si riempiono sempre più di multicolori e multiformi loghi che trasformano i prodotti in giubbe da boyscout. Non se qualcuno li ha mai contati tutti ma a livello globale ce ne sono a dozzine.

Per gli amanti dell’Araldica ecco un sito interessante in cui navigare tra centinaia di loghi eco-sostenibili, quello della Ecolabel Index.

Ma 10 loghi non danno per forza più garanzia di 1 (anche se sono ovviamente molto più costosi). Il limite di questi approcci, spesso, è che prendono in considerazioni singole aziende e non l’intera filiera. Mi spiego meglio.

Non è possibile analizzare e valutare correttamente e complessivamente se l’azienda è sostenibile (anche solo su uno specifico aspetto come l’emissione di gas serra) senza considerare l’intera filiera di cui fa parte (che sia produttore, intermediario o capofiliera).

Per di più abbiamo a che fare sempre più con filiere internazionali e quindi l’attività di ogni azienda che fa parte di una specifica filiera influisce, ovunque essa sia localizzata, sulla sostenibilità globale dell’intero processo e quindi anche delle altre aziende che ne fanno parte. Detto in altri termini, anche nelle filiere c’è l’effetto farfalla.

Un battito d’ali in un’azienda del Bangladesh o del Congo può causare un uragano in una catena distributiva in Europa o in un famoso Brand negli Stati Uniti.

Inoltre, la filiera è un organismo vivo e in continuo cambiamento. Genera continuamente, produzioni, trasformazioni, transazioni, consuma materie prime ed energia, produce scarti e rifiuti. Continuamente.

La certificazione di filiera

Le certificazioni si basano su audit periodici.

Domanda: bastano 1 o 2 controlli annuali per valutare la sostenibilità di un’azienda?

Non sono sufficienti. Un’azienda deve conoscere la situazione in tempo reale per poter intervenire, in modo tempestivo e mirato, su elementi di criticità nella propria filiera prima che queste notizie arrivino alla conoscenza dei propri clienti o il mercato.

Per questo motivo clienti e consumatori non riescono a trovare più differenza tra la sostenibilità di un’azienda e la sostenibilità della sua filiera. Li considerano una cosa sola.

E qui il digitale viene in soccorso: per fare questo è necessario raccogliere, analizzare, valutare un flusso continuo di dati e informazioni provenienti dalla propria filiera; dati quantitativi e qualitativi, provenienti da tante fonti diverse come sistemi informativi aziendali, da basi dati pubbliche, da sensori e macchinari, da transazioni economiche e finanziarie, dai social, da partner esterni come organismi di certificazione e laboratori di analisi, istituti di ricerca, o.n.g. e organizzazioni no profit.

Gestirli e analizzarli per avere una visione il più completa e chiara possibile sulla sostenibilità della propria impresa-filiera, per prendere decisioni e migliorarla e per comunicarlo all’esterno, creando valore.

In un periodo in cui tutti temono che la trasformazione digitale faccia perdere posti di lavoro, credo che saranno proprio le filiere digitalizzate quelle che, essendosi adattate ai nuovi cambiamenti, sopravvivranno e si svilupperanno.

 

Tracciabilità di filiera: guardiamola con occhi diversi

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Gianluca Mazza Gestione Digitale 5 marzo 2018 Leave a reply

Sono salito sulla cattedra per ricordare a me stesso che dobbiamo sempre guardare le cose da angolazioni diverse. E il mondo appare diverso da quassù!

Non vi ho convinti? Venite a vedere voi stessi. Coraggio!

È proprio quando credete di sapere qualcosa che dovete guardarla da un’altra prospettiva!

(Professor Keating – L’Attimo Fuggente)

Sono ormai due anni che sto gestendo per Federbio la piattaforma cloud FIP (Federbio Integrity Platform) per la tracciabilità della filiera italiana dei cereali da agricoltura biologica.

La piattaforma registra e controlla il percorso delle materie prime dal produttore agricolo fino al primo trasformatore, tipicamente un molino oppure un mangimificio.

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CODICI SEGRETI E PRODOTTI PARLANTI

filiera narrativa

Tracciabilità esigenza sentita e sempre più diffusa

Chi è? Qual è la sua identità? Da dove viene? Che strada ha percorso fino a qui?

Che sia una transazione finanziaria, un immigrato, un terrorista, un cibo, sempre più ci poniamo queste domande e sempre più cresce l’esigenza di tracciare e monitorare per poter poi ripercorrere all’indietro, ricostruire e quindi conoscere, sapere, capire.

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Go Digital Stay Human

uomini robot - taylorismo digitale

Il taylorismo digitale : uomini e robot.

Le nuove tecnologie stanno diffondendosi nel pianeta ad un ritmo frenetico. Un fantasma che sembrava scomparso con la fine dell’era moderna, il taylorismo , sembra sia ritornato in una nuova forma: il taylorismo digitale

La legge di Moore, uno dei fondatori della Intel, da 50 anni ne descrive più o meno il trend di crescita.

Dice così:

«La complessità di un microcircuito, misurata ad esempio tramite il numero di transistori per chip, raddoppia ogni 18 mesi».

Stando ai numeri sembra che il nmero di transistori in un chip Intel è passato da 2300 nel primo processore in silicio (Intel 4004 del 1971) a più di 10 mila milioni di transistor di un moderno chip (un po’ meno rispetto alle previsioni della legge di Moore ma comunque un’enormità).

Se poi pensiamo a quanti miliardi di chip sono prodotti ogni anno infilati in PC, smartphone, tablet e automazione industriale capiamo che non c’è speranza. Già oggi ci sono più transistor sulla terra che stelle nell’universo (per la cronaca nel 2010 hanno stimato il numero di stelle dell’universo osservabile in 300.000 trilioni (cioè 3 seguito da 23 zeri).

Che senso ha, dico che senso ha, dibattere e dividersi ancora tra favorevoli e contrari alle nuove tecnologie?

E’ invece molto più interessante, ed estremamente urgente aggiungo, capire come questa digitalizzazione del pianeta terra stia cambiando la vita personale e sociale degli esseri umani che lo abitano.

Le nuove tecnologie digitali ci stanno facendo lavorare, e vivere, meglio o peggio?

Stanno aiutandoci a costruire una società più a misura d’uomo?

Ed in particolare come cambia il modo di fare impresa, di organizzarla, di gestirla? Come si integrano risorse digitali e risorse umane in modo da ottenere il massimo vantaggio?

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Lo scudo di Achille e l’artigiano digitale

Gianluca Mazza Comunicazione Digitale, Gestione Digitale 27 luglio 2015 Leave a reply

Efesto che fabbrica lo scudo di Achille.
E’ questa l’immagine più potente e suggestiva che mi affiora alla mente quando penso all’artigiano.
Efesto che, con l’aiuto degli automi che lui stesso ha creato, si mette al lavoro nella sua fucina.
Teti, dea del mare e sua madre adottiva dopo che Era l’ha gettato, appena nato, giù dall’Olimpo, gli chiede di forgiare delle nuove armi per suo figlio Achille.
Lo trova nella sua fucina (e dove altro possiamo trovare un artigiano a qualsiasi ora lo andiamo a cercare?) tutto sudato tra i mantici che soffiano e intento a terminare niente meno che dei tripodi automatici a rotelle. Efesto è affezzionato alla dea e risponde così:

Ti riconforta, o Teti, e questa cura
Non ti gravi il pensier. Così potessi
Alla morte il celar quando la Parca
Sul capo gli starà, com’io di belle
Armi fornito manderollo, e tali
Che al vederle ogni sguardo ne stupisca”.

E si mette subito al lavoro. Non vuole solo creare delle armi invincibili ma vuole che siano stupende.
Se avete abbastanza curiosità e pazienza potete anche leggere l‘intera vicenda qui:
https://it.wikisource.org/wiki/Iliade/Libro_XVIII

C’è un invisibile e misterioso legame tra efficienza tecnica e bellezza. Attraverso un divino lavoro di cesellatura, intaglio, laminatura, levigatura, Efesto crea lo scudo che è inscindibilmente un artefatto della massima perfezione tecnica e una sublime opera d’arte.
Quanto mi piacerebbe ammirarlo e a volte immagino che prima o poi, da qualche parte nel mondo, ci sarà un “maker” che riuscirà oggi a realizzarlo.
Di fronte a un opera così è naturale chiedersi dove finisce la sapiente maestria artigiana e dove inizia il genio dell’artista.

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